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venerdì 5 ottobre 2018

Il Lamento dell'Airone solitario

Oh come solitaria è la campagna!
Come dormono i campi appen mietuti!
Come il silenzio profondamente urla
nell'eco alterna di muti singhiozzi
da' boschi, dal ruscello, e dall'Arbogna
di fuggevoli rondini e pettirossi!....
Fuggite, oh voi! declamo, verso l'Africa
e gli eremi selvaggi, oh viaggiatori
delle vette più incognite del cielo...
fuggite! e qui lasciatemi così
mutevolmente solitario e mesto,
talvolta desiderato da' Sogni!
Lasciate la mia povera ombra oscura;
e far memoria non osate, oh piume,
di me, del pianto che sotto di voi
sovente esprimo, le làgrime amare
a stento trattenendo! E mentre errando
scorro nel regno vostro di rami e ale,
la Gioia cercando per gli stagni ornati
di cotante appassite e vecchie tife
e remiganti ninfee naufraganti
nel mio occhio avvezzo all'Autunno ruggente,
e mentre chieggo al Fato un po' di pièta,
a esser meco men crudel e men tremendo,
e mentre Sogno, oh! trattenetemi, Anime
vagabonde, nel flebile tramonto
a cui cantate, perché io possa a voi essere
testimone del vostro sonnecchiante
ultimo sonno in codeste pianure,
come voi siete ombre sopra la mia
solitudine odiata! E maledite
il mio Destino! Fate che sia mònito
a' Sognatori! E poi volate via!....
Oh come solitario m'è rimasto
dipinto con il sangue della sera
e della Notte con l'inchiostro amaro
del vecchio iris il mio campo preferito!
Come dure mi sono e ben sgradevoli
le stoppie del granoturco, e le ripe,
e le risaie prosciugate e mietute,
le quali si riposano attendendo
un lontano versorio di fatica
e di tormento! Come invecchio agli occhi
d'una mai colta Vita! E come tremo!....
Io... al centro delle fanghiglie... io, al centro
d'un campo, con il becco vergognoso
nascosto nelle mie ale... io solitario
nel vacuo spazio d'immane orizzonte...
con le zampe affogate in freddo fango...
io, che sento d'intorno rimbombar
gli ultimi spari della nuova caccia....
Oh! Potessero almeno seppellirmi
le tue mani, oh Gioia, che m'ignori e taci,
quando diman troverai camminando
un airone defunto, il cui sembiante
muta canzone ne canta per te!
O potesse un tuo bacio ridonarmi
quella Vita che questo oscuro Autunno
con i miei Sogni m'ha portato via!....
Ma la Notte sovviene... urla... ed è truce!
La Notte mi divora.

Marcus Stone, Luna di Miele, Tardo-Romanticismo e Simbolismo inglese, Seconda Metà del XIX Secolo


Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, in Dì di Venerdì V del Mese di Ottobre dell'Anno del Signore Iddio Gesù Cristo, di Grazia, di Fede e di Pace AD MMXVIII.

mercoledì 22 agosto 2018

Dolce, inquieto Crepuscolo di Fine-Agosto

Oh cièl di fìn d'Agosto, quieto e caldo
cielo... è così che soccombi! che muori!
e che tramonti!
è così che non mostri i tuoi occhi neri,
ovvero il volo, l'ale combattenti
il vento, delle ròndini festanti,
a poco... a poco, e a breve, fuggitive
per deserti lontani;
è così che il tuo Sole si lenisce
sul mio sguardo abbronzato, sulle mie ombre
profonde e mute,
su' il mio passo errabondo,
su' i miei ricordi gelosi d'Estate,
per questa nuova soffrente Tempesta
che annunzi, oh tenebroso!
è così che sovviene lentamente
quel fresco vento che ghermisce gli àcini
delle venture vendemmie di vino,
della mia finta ebbrezza inassopita
per un'orda di Sogni...
e muòr l'Estate! e s'avvicina Autunno!
e i fiori vanno già verso il riposo
segreto e tìmido d'un Ade di noia,
d'un Infero crudele
che il volto mi rispecchia....
E muore la sperata e combattuta
e vinta e attesa sì lambita Gioia...
e mi vièn la tristezza,
e mi trascino in gola un canto orrendo
di Trìstia antichi,
qui, ove tu, oh ciel, mi premi co' il tuo duro
calcagno a farmi piàngere e lagnare...
a tògliermi le reliquie de' i Sogni,
a pormi dianzi alla durezza immane
degli ùltimi tuoi lampi,
a gridàrmi furioso e prepotente:
"Subisci le stagioni!
Subisci i loro ritorni perenni...
subisci e piangi!"...
esse, sempre così uguali, sì giòvini,
e forti e belle, prive quasi di anni,
sempre a còrrer le giostre furibonde
di Prosèrpina e Arcadia,
io... così dèbile, e fràgile e vecchio
per ogni àttimo in più che trascorre...
io... così morto,
e spento e muto!
Oh cièl di fìn d'Agosto! ancora caldo,
cièl che pronunzi veloce l'incanto
della sera, del regno della Notte
e della Luna,
è così che mi rimembri le Furie,
il fuoco delle campagne mietute
bruciate, il ferro di Unni vagabondi,
e aspri ed èsuli e nòmadi:
i giorni che assassìnano i Tramonti,
i pensieri notturni, le visioni,
l'ìncubo e il Sogno... ahi, assassini sacrati
alle menzogne, 
a un eterno dolòr!....
E qui mi giacio, preda che si trema
nel cuore d'un'altra, orrenda Tempesta!

Charles Haigh Wood, Fair Deceivers, Tardo-Romanticismo inglese, Seconda Metà del XIX Secolo


Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, in Dì di Domenica XIX del Mese di Agosto dell'Anno del Signore Iddio Gesù Cristo, di Grazia, di Fede e di Pace AD MMXVIII.

martedì 10 luglio 2018

Ombra di un Canto di Rondine

Come canta la ròndine lontana!....
Alla finestra il cinguettìo suo flèbile
m’è pari a un’ombra di Vita e d’Estate…
un’ombra occulta,
e secreta da un Sogno dileguato
co’ i primi argenti dell’alba, e festante e…
e quieta… e dolce… un’ombra di un «Ricòrdati
di vìvere!». Poi tace.
Come ombra d’una canzone notturna!
Come la nenia di un liuto scordato,
èsule da’ i desidèri repressi
d’un Trovatore!
Come ombra che non scorge se medèsma
né l’altre ombre compagne sue, e la mia
che in lei brama confòndersi per poco
nel silenzio assordante
della foresta, donde i cinguettìi
innumerèvoli accrèsconsi ancora
man… man che il giorno s’allùmina e cresce
come fa il Sole estivo!....
Come canta la ròndine lontana!....
E come le risponde l’usignuolo
da’ il ramo del cipresso che mi ostàcola
l’eterna libertà
d’un occhio che desìdera scrutare
l’orizzonte!.... E poi come l’ombra sua
si fa sempre più viva oltre il mio udito
quasi a coprìrmi del suo bel piumaggio
canterino!.... E il suo canto
come risponde a quel mio melancònico
cuore che va in perpetuo a èsser sgraziato
e infelice più d’una solitaria
via or varcata soltanto dalle piume
degli aïroni belli!....
E come canta senza tregua e quiete!
E come intimidisce l’eco ardente
con la sua gioia, che per contrasto, stìmola
le mie làgrime amare…
làgrime sparse per folli tormenti
dell’Ànima, la qual non sa dàr loro
un nome… làgrime oscure e furenti
che danno un ritmo al cinguettàr festoso
di questa rondinella!....
Ombra… ombra! Vorrei fossi mia, ombra amica,
che invano cerchi in me il Sogno e la speme,
ma altro non trovi che perenne angoscia
degli inetti pàlpiti
di me sì disperato e tormentoso
che per le mie campagne vado errando
seduto a una finestra che amo e che odio
nell’àttimo che muore!....
Come canta la ròndine lontana!....
Oh! Come canta!....
E la sua ombra mi adduce a’ i bei ricordi,
ombra di rimembranze e di passioni…
e la sua ombra mi porta addietro, a’ i tempi
dell’incantèvole infanzia perduta,
agli àttimi piccini ove anch’io pìccolo
come loro, ne andavo al censimento
delle ròndini allegre,
di quelle ròndini or di cui ne fa ombra,
e de’ i fangosi nidi fatti e orditi
di terra e di saliva….
E la sua ombra mi sembra ricoprìrmi
per un istante del candòr bëato
del fanciullino trasformàtosi ora
quasi in un cacciatore, o in un viandante
qui dannato a inseguire
mete offuscate da’ i sensi e da’ il Fato,
e altre sìmili e più orrende ombre oscure,
dove a’ i piè d’una pieve la preghiera
mi commuove, e il Destino altrove mi urla,
e mi tradisce a’ il negro
inganno d’una Ragione molesta….
E la sua ombra mi dice che non vivo,
che non rispetto più la bella sua
gioia… la Vita… mi dice che più imbelle
di me tra quelli che pòrtan la barba
non esiste, tra gli uomini…
e, alla fine, pur ella mi tormenta….
Come canta la ròndine lontana!....
Oh! Come canta!....
E sempre è più lontana!

Eduard Manet, Le Rondini, Impressionismo francese, Seconda Metà del Secolo XIX




Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, in Dì di Lunedì IX Luglio dell’Anno del Signore Iddio Gesù Cristo, di Grazia, di Fede e di Pace AD MMXVIII.

giovedì 15 settembre 2016

Elegia a una Sera settembrina

Oh settembrina sera! E qui odo io i tuoi
primi ciel di tue òïdi: e ùrlano i buoi,
che nelle letàrgiche stalle dòrmono,
e che quietamente si prepàrano
all’ùltima fatìca per i campi;
e forse lungi odo un rombàr di lampi,
che non sarà che l’estrema Tempesta
pe’ i rivi e la foresta. E adesso il vento
lentamente solleva le tue foglie,
colà, dove il mio occhio il tuo sguardo coglie,
e poi si acquieta rumorosamente.
Dalla campagna ascolto il soffio suo;
e qui mi intenerisce èsule canto
di ansie ànitre selvàtiche e di ròndini,
e päùra il latràr di inquieti cani,
che vèngono dai cascinàl lontani,
e che forse hanno scôrto la romìta
Ànima mia aggiràrsi pe’ i lor sogni
dei cuori di una bestia. E presso un pino
sur d’una ripa ascolto il beccaccino
chiamàr la nidïàta a prènder scorte
tra le rimaste paglie. E gli orizzonti
tramòntano oltre i monti. Ombre! È il silenzio!
Qua e là sento cantàr i negri corvi,
lamèntano un idillio sepolcrale, e
rovistando la terra, il rostro assale
indefinite larve. E ancora un càn
abbàïa feroce da cascina
ignota, e poi a dormìr ei si trascina.
Trascòrrono ore inquiete. Ma la sera
tua, oh settembre, ne avrà addotto gli stormi
alle sperate terre, o ai lidi informi
del più lontano mare, o del deserto?
Una bestia fors’anche scriverà
al mio perplesso sguardo che è arrivata
alla sua levantina sabbia ambrata?
Mi illustrerà il torpore di una duna,
e il gelo quando vièn la scialba Luna,
e gli incensi del Bèrbero fugace,
in una tenda tra i cammelli e i dàtteri?
Ahimè! L’eco dei cani è la follia
di un infantile sogno di fanciullo
che sa che è giunta la Notte, con l’ìncubo
di nuovo Autunno.
Oh settembrina! oh settembrina sera!
Rabbrividisco io al tuo respiràr freddo,
tra un vano senso di gioia, e di tristezza,
con la tua destra che qui mi accarezza,
forse per dìrmi che non debbo avèr
inquietùdine per te, e non temèrti,
forse perché tu mi illuda per sempre,
e portare l’oscuro dei tuoi boschi,
eternamente spaventati e foschi,
sulla mia guancia di càndida pelle;
e mentre corri, balda tra le stelle,
così mi chiedo:
oh settembrina! oh settembrina sera!
Vedrò io la pròssima mia Primavera?


Massimiliano Zaino di Lavezzaro

Ivàn Endogùrov, Pioggia, Tardo-Romanticismo russo, Seconda Metà del Secolo XIX



Nei Dì di Mercoledì XIV del Mese di Settembre dell’Anno del Signore Iddio Gesù Cristo, di Grazia e di Divina Misericordia AD MMXVI