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lunedì 30 gennaio 2023

Canzone Sestina-Lirica - Canto alla Musa

Odi?... Il mio pianto stormisce ora come

alito di vento tra foglie mute

e i fogliami assenti. Sì, questo canto

ripete ancora che chiamai il tuo cuore.

Lo hai udito?... No! Ma ti chiamò, fino

al ritorno di questa nostra sera

 

e al ritorno della Luna. Oggi è sera,

sì! anche oggi ella è, e sei tu.. e mi torni come

qualcosa di caro. Aspetta! almen fino

al rinnovar della Luna!... Odi! Mute

son già le stelle. Muto è il nostro cuore.

Ho deciso: muto sarà anche il canto.

 

Ti canterò di nuovo un altro canto,

poi che disio allietare la tua sera

o qualche palpito insano del cuore,

o qualcosa di etereo, quasi come

la tua Anima stessa; e dirti fino

all’alba un cenno di parole mute,

 

e miste a baci, dell’altre pur mute

e parole melliflue in quel mio canto

e volerò a cantarti e amarti fino

al morir della Notte e della sera,

insomma, al termine del sogno.. e il cuore

sì.. al termine dei suoi palpiti, come

 

qualche creatura immortale, o come

l’Amore stesso. Dimmi: le tue mute

guance e le tue labbia tacciano. E il cuore?...

Sì, lo sento: il cuor qui tace al mio canto,

e tace ancora a questa stessa sera.

Non temer: dimmi che tacerà fino

 

all’alba.. che tacerà ancora fino

a che piangerò nel silenzio come

un fanciullo punito!... Oh, ecco, la sera!

E tu, piccola Musa, le tue mute

labbia non volgi ai baci. Odi il mio canto.

Odi il mio Sogno; io stesso odio il mio cuore.

 

Odiamoci, dunque! Fino a che il cuore

ci dimenticherà come la sera

le mute stelle scorda e di noi il canto!

Dipinto di Gabriel Charles Dante Rossetti (1828-1882), La Ghirlandata, Tardo-Romanticismo, Accademismo, Pre-Simbolismo, Simbolismo inglese, Epoca Vittoriana, Scuola della Confraternita dei Preraffaelliti, 1873. Olio su Tavola, Dimensioni 124,0x85,0 cm. Collezione presso la Guildhall Art Gallery, Londra (Regno Unito).
Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, Lunedì XXX Gennaio AD MMXXIII.

 

mercoledì 20 ottobre 2021

Canzone di Sestina lirica d'Autunno - Dal Ponte hanno le Foglie come Sangue

Dal ponte hanno le foglie come sangue

che splende al sole e nelle nebbie basse,

qual la ghirlanda a una sera ottobrina

che prendo per la mano per girare

nella campagna che odora di paglie

e di belletta e di vecchie cascine.

 

Han come un lezzo arcigno e le cascine

mi nascondono con il loro sangue

che sembra quasi colar sulle paglie

allorché dalle ramora più basse

cadono e vanno più volte a girare

su se stesse come ombra aspra e ottobrina.

 

Han come la parvenza di ottobrina

fiamma e, vicino alle buie cascine,

dondolandosi sembrano girare

in mezzo al vento e rosseggiar di sangue,

mentre accarezzo quelle che son basse

e che ora solleticano le paglie.

 

Nel frattempo, m’abbagliano le paglie

che odorano di una falce ottobrina

e delle rane nascoste e di basse

tane e odo essiccatoi dalle cascine

che sembran tuoni di bollente sangue

che il vento freddo spezza e fa girare.

 

Han come queste foglie un gran girare

di dondolii sul mio cuor, sulle paglie,

poi si staccano e cadono e il lor sangue

spruzza sulla campagna più ottobrina

ancora, e volan sopra le cascine

e volando vedon le terre basse.

 

Io allor di lor raccolgo le più basse

e tenendole in mano vò a girare

tra le cadenti ombre delle cascine

e le nauseabonde eterne paglie,

donde di possa furente e ottobrina

nel cuore mi si riempie il caldo sangue.

 

Ma son le nebbie basse e freddo è il sangue,

né voglio più girare e le cascine

si fan paglie nella nebbia ottobrina.

Fotografia dell'Autore stesso, Fantasia di Foglie sulle Rive dell'Arbogna, Mercoledì XX Ottobre AD MMXXI.
Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, Mercoledì XX Ottobre AD MMXXI.

lunedì 18 ottobre 2021

Canzone di Sestina lirica - Mi stimolano il Pianto queste Foglie

Mi stimolano il pianto queste foglie

pallide e questa stagione ottobrina

e il Sole che tramonta impallidendo

nel buio dell’Alpe e delle paglie fredde,

come una mano che saluta in lagrime

di sangue i campi, la nebbia e il mio cuore.

 

Allor m’è triste il cielo e di quel cuore

che la nebbia m’allumina e quelle foglie

che precipitan come amare lagrime

la quieta si bea Natura ottobrina,

dond’io le prendo le mani un po’ fredde

con un bacio che ride impallidendo.

 

Ma è silenzio. Ombre eterne impallidendo

incedono e mi devastano il cuore,

e mi ripetono urla di ore fredde,

e mi chiamano al nome delle foglie

cadute sulla belletta ottobrina,

e mi bendano gli occhi e queste lagrime,

 

e i pensieri soffrenti e ancor più lagrime,

e i pigolii dei boschi che impallidendo

vanno a dormire nell’aura ottobrina.

Così dischiudo il tremolante cuore,

donde si appiglia al cader delle foglie

pensando cader sulle terre fredde.

 

Oh autunnal dolore! Oh nebbia! Oh fredde

chiome di querce che sperdono lagrime

vestute di scarnite e inani foglie!...

Voi mi siete nel duol impallidendo

profonda gioia, onde vi richiama il cuore,

come piacer di mestizia ottobrina.

 

Ma quest’Anima anch’essa buia e ottobrina,

che dentro me si riempie di ombre fredde,

naufragando nei vostri occhi il suo cuore

annienta; e sente grida e ascolta lagrime

e pinge il Sole morto e, impallidendo,

somiglia al cader dell’ultime foglie.

 

Come ottobrina Morte le mie foglie

sono fredde; ma gelido è anche il cuore.

Impallidendo scendono le lagrime. 

Fotografia dell'Autore stesso, L'Autunno ritarda, Lunedì XVIII Ottobre AD MMXXI.
Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, Lunedì XVIII Ottobre AD MMXXI.

domenica 18 aprile 2021

Canzone sestina lirica - Stupiscimi con un Canto di lieta

Stupiscimi con un canto di lieta

Primavera, con le alme rose e i bianchi

pallor dei gelsi. Di’, occhio di passante

per il Calendimaggio, dove corri?..

dove? con i tuoi capelli intrecciati

sul biondo delle gemme e sulla fronte?...

 

Sembri Proserpina.. e scialba è tal fronte,

quel sorrider rapito da Ade, a lieta

di dolor ombra. Dei rami intrecciati

come ghirlanda, intanto, agli occhi bianchi

mostri.. ramora eteree; e se tu corri,

spezzansi essi e sanguinano, o passante.

 

Stupiscimi.. e con un fior che è passante

per i baci del Sole, la tua fronte

solleva ai miei occhi e rapiscili! Corri,

dunque, avendoli presi.. e vola lieta!

Va’ verso il cielo e i suoi nuvoli bianchi!..

nembi che al maggio ridono intrecciati.

 

Frattanto ascolto: murmuri intrecciati

al tuo piede veloce di passante

si susseguono. Si alzan fumi bianchi

qua e là.. un sigaro suda su una fronte..

vai oltre le panchine e sembri lieta,

ti fermi un solo attimo e più non corri.

 

Oh Persefòne! Non vai più.. non corri,

resti su un prato, laddove intrecciati

vedo che sono i gelsi.. e sembri lieta,

sembra che il Fato che ti fa passante

tu abbia ora rinnegato, con la fronte

ridente sopra i picciol fiori bianchi.

 

Ma presto tornano i ghiacci.. i lor bianchi

sguardi ti sprezzano e sprezzata corri.

Ti cade un fiore dal serto che hai in fronte,

sopra i rami sottil che hai intrecciati…

Svanisci come un Sogno… Una passante

è svanita.. una rosa non è lieta.

 

Bianchi di Maggio ghiacci e neve lieta,

tu corri e vai lontana, o cara fronte.

Sogni ho io intrecciati a una passante!

Quadro di Sir Lawrence Alma-Tadema (1836-1912), Le Rose di Eliogabalo, Tardo-Romanticismo inglese, Accademismo, Scuola dei Preraffaelliti, 1888.
Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, Domenica XVIII Aprile AD MMXXI.

Canzone sestina lirica - Vorrei libare all’Aër fresco e libero

Vorrei libare all’aër fresco e libero

dove volano rondini e usignuoli,

gustar che sia il tramonto, o l’orizzonte

verde con le sue erbe d’April, co’ un fiore

che è sanguinante.. e al cuor un po’ è macchiato,

come la Notte macchiata è di Sogni.

 

Vorrei conoscere il vento e i suoi Sogni,

quel ch’ei desideri e come sia libero

sulle terre il suo soffio, e il suo macchiato

cuore di furibonde ire, usignuoli

di Primavera che cantano a un fiore,

mentre a sera spira il mio orizzonte.

 

Vorrei viaggiare e ir oltre l’orizzonte,

navigare pe’ il limite dei Sogni,

da un prato cogliere un cerùleo fiore,

stringerlo al petto.. amarlo e dir “Son libero!”..

contar il dolce vol degli usignuoli

per il meriggio di un vespro macchiato.

 

Vorrei bere la terra, il suol macchiato

dalla piova del mio arido orizzonte,

specchiarmi a questa pozza e gli usignuoli

veder starne su d’un ramo i bei Sogni

a raccontarsi, un inno urlando libero

alla beltà leggiadra di un bel fiore.

 

Vorrei lanciarti sulle mani un fiore,

o Primavera dal volto macchiato

dalle foglie virenti del tuo libero

risveglio e rimirare il tuo orizzonte,

e il tuo vacuo giaciglio e tutti i Sogni

che da Cerbero hai riso agli usignuoli.

 

Vorrei cullarmi con questi usignuoli,

posare il volto e dormir su di un fiore,

ghermire tosto - al loro passaggio - i Sogni,

e che importa se ho il volto macchiato

di pianto!... Ed io vorrei aver l’orizzonte..

vorrei furiosamente esserti libero.

 

Ma gli usignuoli svaniscono.. libero

non sono.. il fiore appassisce.. i miei Sogni

crollano. Macchiato di ombre è il mio orizzonte.

Quadro di Joseph Mallord William Turner (1775-1851), Paesaggio di Mare, Romanticismo inglese, 1835-1840.
Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, Domenica XVIII Aprile AD MMXXI.