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lunedì 30 maggio 2022

Il Poeta e il Deserto

Oh! Sei tu forse un gridio perverso

della sabbia che giura a me vendetta?...

Sono già nel deserto, abbandonato,

senza acqua e sogni.

 

Ma vorrei avere il tempo per un sogno..

un sogno ancora, e dopo questo sogno

per altri sogni, finché non avrò

un attimo per vivere.

 

Oh sabbia! Abbi pietà! E tu, sii compagna

della mia via vagabonda, oh alba Luna!...

E tu, indicami dove per il mare,

oh rondinella!

 

E tu volto adorato della gaia

Notte, perché non splendi ancora un po’

sopra il deserto biondo senza tempo

e senza requie?...

 

Fino a quando - dimmi! - fino a quando ombra

resterai qui velata, come perla

nel suo guscio d’avorio?... Fino a quando

tacerà Allah?...

 

Ma ecco! Ecco l’urlo!... Risvègliati e sogna!

Qui con gli occhi accaldati resti vivo

per sognare da sveglio. “Io ti confondo..

io!.. il tuo deserto!”.

Dipinto di Hermann David Salomon Corrodi (1844-1905), A una Sponda del Nilo (Am Nilufer), Tardo-Romanticismo, Orientalismo italo-svizzero, 1905. Olio su Tela, 84,0x164,5 cm. Collezione Privata.
Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, Lunedì XXX Maggio AD MMXXII.


Il Deserto

Tu, fiore della Libertà, tu fiore

del deserto… Perché odo il vento che urla?...

Sogno un vortice di sabbia inumano,

tu stai piangendo, o fiore.

 

Così davanti ai miei sguardi smarriti,

si spiega una marea di solitudine,

e tu.. remighi ancora tra le dune,

o mio piccolo fiore…

 

La tempesta ti vuole seppellire,

“Sì, seppellisci la timida rosa,

oh deserto!”. La sabbia ci ricopre

solo per poco,

 

è un vortice irresistibile, gridano

dal minareto. La sabbia ci copre

sempre più e ci trascina finché il cuore

si placherà;

 

e già ci fa sorridere alla danza

delle Almee sacre e della carovana.

Entrambi figli della sabbia, in lei

avrem la tomba!...

 

Tu perché sei la solitudine, io

perché ti amai. Ma hai compreso? La tomba

sarà una per entrambi. Sarà questa

duna. Per sempre.

Dipinto di Hermann David Salomon Corrodi (1844-1905), Un Accampamento arabo al Tramonto, Tardo-Romanticismo, Orientalismo italo-svizzero, Fine del Secolo XIX. Olio su Tela, 87,0x165,5 cm. Collezione Privata.
Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, Lunedì XXX Maggio AD MMXXII.

In Memoria di Felicién César David (1810-1876).

domenica 13 giugno 2021

Come Antar

D’Antar seguendo sto le orme di sabbia,

ascolto l’urlo delle vecchie dune

il galoppo dei Tuareg dalle labbia

nere.

 

Che meraviglia! Il deserto mi dona

il suo saluto di tempesta e sento

il suo gridio che vola e non perdona..

quel deserto che grida dentro il vento

come un cammello.

 

E mi ritrovo tra gli odor del pepe,

del sale e della morbida cannella,

in un mercato cinto da una siepe,

in una Notte priva di una stella.

 

Che bei limoni! Che bei fior d’arancio!

Come loto m’inebrio degli incensi,

mentre c’è un povero che mangia il rancio

e guarda il cielo. Dimmi: cosa pensi?...

 

Dov’è Antar, il ribelle.. l’idiota?

È passato da queste parti? Dimmi:

è forse andato a vedere la nota

vendita delle schiave d’Etiopia?...

 

E intanto l’ermo rumoreggia e grida,

affoga le capanne e le sue palme,

mentre il balsamo cola sulla fida

mano che mummifica delle salme.

 

Antar si è volto all’ignoto del mondo,

non mi indica più i minareti belli,

forse s’è fatto solo un vagabondo,

un cacciator di prelibati uccelli,

forse si è messo a seguire il suo Nilo,

a corteggiare le nuove fanciulle

di vecchi faraoni già sepolti,

forse ha intessuto con un solo filo

un vestito per le algide betulle..

là.. nel Nord, tra i più pallidi bei volti.

 

Ma nel deserto sto camminando io,

all’ombra di una rondine selvaggia.

Sono Antar, vittima d’eterno oblio

che però mi conforta e m’incoraggia.

Quadro di Viktor Michajlovič Vasnecov (1848-1926), I Tre Bogatyri, Tardo-Romanticismo, Simbolismo russo, 1898.
Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, Domenica XIII Giugno AD MMXXI.