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domenica 13 giugno 2021

Come Antar

D’Antar seguendo sto le orme di sabbia,

ascolto l’urlo delle vecchie dune

il galoppo dei Tuareg dalle labbia

nere.

 

Che meraviglia! Il deserto mi dona

il suo saluto di tempesta e sento

il suo gridio che vola e non perdona..

quel deserto che grida dentro il vento

come un cammello.

 

E mi ritrovo tra gli odor del pepe,

del sale e della morbida cannella,

in un mercato cinto da una siepe,

in una Notte priva di una stella.

 

Che bei limoni! Che bei fior d’arancio!

Come loto m’inebrio degli incensi,

mentre c’è un povero che mangia il rancio

e guarda il cielo. Dimmi: cosa pensi?...

 

Dov’è Antar, il ribelle.. l’idiota?

È passato da queste parti? Dimmi:

è forse andato a vedere la nota

vendita delle schiave d’Etiopia?...

 

E intanto l’ermo rumoreggia e grida,

affoga le capanne e le sue palme,

mentre il balsamo cola sulla fida

mano che mummifica delle salme.

 

Antar si è volto all’ignoto del mondo,

non mi indica più i minareti belli,

forse s’è fatto solo un vagabondo,

un cacciator di prelibati uccelli,

forse si è messo a seguire il suo Nilo,

a corteggiare le nuove fanciulle

di vecchi faraoni già sepolti,

forse ha intessuto con un solo filo

un vestito per le algide betulle..

là.. nel Nord, tra i più pallidi bei volti.

 

Ma nel deserto sto camminando io,

all’ombra di una rondine selvaggia.

Sono Antar, vittima d’eterno oblio

che però mi conforta e m’incoraggia.

Quadro di Viktor Michajlovič Vasnecov (1848-1926), I Tre Bogatyri, Tardo-Romanticismo, Simbolismo russo, 1898.
Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, Domenica XIII Giugno AD MMXXI.