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lunedì 5 dicembre 2022

KV 626

Funerea ascolto la notte nel buio che scuote la pace,

è il trillo del necrologio, campana che geme, che tace;

 

è il sonno del Genio nell’ombra del vecchio cipresso,

sul letto sconvolto lo sguardo pallente.. dimesso,

 

è l’ut che preme l’avorio d’un organo infame che irride:

la Morte che incede tremenda, che tutto conquide.

 

Funereo ascolto il subbuglio, sul volto si scioglie il sudario,

la Vita è finita, quest’Atto crudele… Sipario.

 

E il Genio spirava lontano, sperduto, romito,

chiamando per nome l’Amore, il suo nome infinito..

 

un cumulo d’ossa - incognito dentro la terra

matrigna di Pöeti, di musici, d’ombre e di guerra.

 

Funera ascolto la notte che grida sconvolta “È finita!”.

Derisione la Gloria - illusione l’algida Vita!

Dipinto di Charles Edward Chambers (1883-1941), La Morte di Mozart (The Death of Mozart), Tardo-Romanticismo, Accademismo, Realismo storico statunitense, 1918. Olio su Tavola, Dimensioni sconosciute. Collezione Privata.
Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, Lunedì V Dicembre AD MMXXII.

In Memoria di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791).

domenica 16 giugno 2019

Elegia barbara di un Temporale di Giugno

Si infuria nel buio del cielo la folgore aguzza,
e cozzano tra di loro le viltà dei tuoni rullanti,

acciari di invisibili guerrieri di cèrule nubi,
selvaggiamente attratti dalla carica empia dei prodi

alfieri, i quali ai vessilli annununziano i volti molteplici
della gelida piova. Da qui, altri furiosi elementi

l’aëre ora ghermiscono, come unghie di nottole e d’aquile,
e gli orizzonti impauriti sanguinare indomiti fanno;

né odono alcuna pièta pe’ i pianti copiosi dei pargoli,
né udir da loro lasciano le fole narrate dai labbri

delle madri che ben sanno che il selvaggio orror dell’Estate
è presto alle porte, co’ gli arieti eterni del tuono.

Allora il Temporale s’infuria, alle sue incursïoni
invitando le gelide Anime buie dei nembi insepolti.

Bande e masnade d’Eroi, invisibili ora s’affrontano,
l’arme incrociando ai baldanti petti e all’else instabili nelle

pur palpitanti destre. Tremolando, gridan le bionde
Valchirie delle säette - i caduti alzando dal fango

dei campi precocemente mietuti, saccheggio e bottino
di questa Natura in guerra, che semina ovunque il suo orrore.

Come un trotto di Barbari, d’intorno risuona la grandine,
lo segue il martellar fradicio di piove inumane,

sì furibonde lance di selvatica ira fatale.
Poi, è un silenzio profondo. Ritorna il sereno. Ritorna

l’Estate. Anche il Temporale ritrova la sua odiata Morte.
Ma intorno io intravedo qual fòsser superstiti d’una

bellica strage e d’un massacro, cadute le foglie dai pioppi,
spogliate le rose dai petali belli e leggiadri.

E all’orizzonte cupo, verso occàso, miro la folle
marcia della Tempesta che è pronta a colpire altri attimi

d’una sera d’Estate che mi sussurra ogni menzogna
del Sole che vedrò - all’alba, finito il mio Sogno.


Caspar David Friedrich, La Luna crescente sul Mare, Romanticismo tedesco, Prima Metà del Secolo XIX.


Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, in Dì di Domenica XVI del Mese di Giugno AD MMXIX.