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domenica 9 maggio 2021

Elementi di Maggio

Oggi è un po’ strano,

la mia finestra

dischiudo. Osservo.

Guardo lontano.

Ben vorrei scrivere

quasi una fuga,

con la pöetica,

di quanto scruto:

il ciel che a vivere

l’occhio corruga,

di un’ape l’elica

che vola.. il liuto

di cavalieri

ora invisibili,

di Trovatori

che si nascondono..

l’arpa di aedi

informi e fieri,

indivisibili,

figli di ardori

che si compongono,

con giambi e piedi,

dalla lor Grecia.

 

Osservo…

 

Fiocchi di pallido

bianco cotone

sopra la terra

cadono errando,

stanchi precipitano

sopra il verone

che già rinserra

tra il marmo squallido

il mio occhio blando..

 

l’occhio che brama

scrutare altrove,

donde desidero

esser, volare,

quando mi chiama,

per cui m’assidero..

per cui m’arrendo…

Vorrei cadere,

essere dove

cadono i fiocchi

con passo lento

dal vecchio pioppo,

come dolere

dei suoi begli occhi,

dal guardo zoppo.

 

Vorrei dicessi,

o mio meriggio:

“Nevica a maggio!”,

un grido insolito

per questi stessi

aghi di un riccio

pien di miraggio.

 

Ascolto…

 

Frattanto, cantano

i merli, pregano

le vecchie e stridule

cicale, piangono

i fior dai petali

convulsi e tremuli

sopra le morbide

bellette, danzano

le buie nuvole,

dai nidi svegliansi

le arcigne nottole..

le cimbe vagano

sull’onde e l’alighe,

crescono l’èllere

sui muri in brividi

di sangue gelido,

nuotano le anatre,

l’ale confabulano

fole per pargoli,

sbattendo.. indomiti

gridii raccontano

battaglie incognite

di zitte folgori…

Le Ondine scherzano

coi pepli candidi

sciolti sull’inguine,

in man raccolgono

spruzzi d’Oceano

che poi si gettano,

mentre le allodole

tosto amoreggiano.

 

Le rane gracidano,

gli stagni fiatano,

gli iris consumano

la negra porpora,

le ghiande saltano

giù dalle ramora

che mi sorridono,

rami che gli acini

di bacche insipide

neri decorano,

come s’intrecciano

ghirlande e palpiti

sui mirti nobili

della Dea Venere.

 

Amo l’Ignoto…

 

E io, invece, come

fossi un Indiano,

viaggio in canoa,

le ombre scrutando..

e viaggio all’ultima

estrema boa

di un mar lontano,

che pur chiamando,

è senza nome.

Quadro di Ferdinand Knab (1837-1902), Il Cancello del Castello, Tardo-Romanticismo, Simbolismo, Accademismo tedesco, 1881.
Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, Domenica IX Maggio AD MMXXI.

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