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sabato 10 gennaio 2015

I Madrigali del Vento di Gennaio

La Campagna tra le Brine dell’Inverno

Come argento si splende ‘l campo in brina,
e i candidi covoni or giaccion scialbi,
e lungo i rivi la neve è ferina.

Pe’ boschi de’i cipressi e de’i prunalbi
le nevi a terra stanno, e ‘l ciel s’oscura
nel meriggio insicuro; e a’ nembi falbi

del vespro che ricopre la Natura
di ghiaccio si biancheggia la radura.

Il Ghiaccio in su’i Ruscelli

Di vetro si lamenta or l’acqua al gelo,
e lungo ‘l vagolante spir d’un monte
di pallidi nevischi giace ‘l cielo.

Ma al tremulo imbrunir dell’orizzonte
un freddo ghiaccio si sta in su’ un ruscello
che lento e in ansia scorre in sotto un ponte;

e intorno si tormenta un ramoscello
che secco e ignudo piagne al vitreo vello.

Immagini di Campagna d’in sulla Finestra

Le foreste d’intorno e i rovi scorgo,
e l’orizzonte che in nebbie si lagna,
e de’i campi innevati omai m’accorgo.

Allor che mi dileguo alla campagna
dal finestrel lambito i’ veggo lieve
la ripa che ‘l ghiacciar tra l’acque bagna;

e poscia in tanta e falba e fresca neve
l’effigie addolorata or d’una pieve.

Un Bosco invernale

Come croci a un cancel del camposanto
ignude se ne stan le piante e l’erbe,
e grezzo si tramonta ‘l Sole affranto.

Or gli arboscelli si posano, e acerbe
le legne de’i carpin ne vanno in doglie
tra ‘l vento che del Nord canta e le serbe

canzon di nevi apriche in sulle foglie
che dal noce e dal pruno ‘l suol accoglie.

Un Murmure nel Pineto

D’un ruscel che si scorre al cor d’un bosco
tristemente s’intende un grido arcano,
e quivi, nel pineto, ‘l ciel è fosco.

Tra l’appuntite chiome or n’ha ‘l fagiano
nel verno che s’espande un’orba cuna,
e le pigne ne geme un ramo insano;

e solo qui la Vita, in pia laguna,
nel dì ghermisce ‘l Sol, la sera in Luna.

Un Nocciuòlo di Campagna

Alle ripe d’un rivo or solitario
un arboscel si lamenta alle nevi
e al cielo che s’ammanta funerario.

Non ha più ‘l suo fogliame, ne ha sollievi,
e degli ultimi stormi ammira ‘l volo,
e a’ suoi piedi i ghiacciar son tristi e grevi;

e l’ansia primavera attende in duolo.
Oh miserrimo e mesto e bel nocciuòlo!

I Fiocchi di Neve

Nella Notte si piove e all’aura bruna
si scendono i cristalli in scialbo argento
tant’è che pianto son di scialba Luna.

Lampeggiando di stelle e al cor del vento,
alluminano etesi or l’orizzonte
e al ballo delle nubi in torneamento;

e inebriano le fronde, e i rovi e ‘l fonte,
e in lor si cola l’oro in sopra a un monte.

La Furia della Bufera

Tra’i sterpi e le foreste e in torva sera,
spasmando oscura e in terribile voce,
come un spettro sen va la rea bufera.

Sen vagola spettrale ed empia e atroce,
e in mezzo al nembo che giacesi cupo
sempre più si lamenta, ed è feroce;

e come un’onda insana, a un vil dirupo
crudele si propaga, e grida e piange,
com’occhio d’una belva, occhio di lupo.

Così in su’i boschi al gelo ormai s’infrange,
qual possa delle Norne, e di falange.

Un Tramonto di Giaccio

Un festevol tramonto al ghiaccio splende,
e nel rubìn de’i nembi e delle cime
la Notte che s’appresta ormai s’attende..

Ne’i cieli ‘l verno che dorme in sublime
sonno in placide forme affanna ‘l senso,
e grondano le nevi a’ boschi e all’ime

convalli, e alle montagne; e ‘l ghiaccio denso
febbrilmente s’irrora, e al novo giorno
tra’i campi e le campagne or giace immenso.

Allor l’aurora biancheggia d’intorno,
fredda come lo stril d’un tenue corno.

Luna di Neve

Di nevi si risplende in ciel la Luna,
e d’argento lo stral ne compatisce
l’impronte della Notte ombrosa e bruna;

e in cielo ‘l verno or mai più si finisce,
e ‘l ghiaccio si distende sepolcrale,
sicché la fredda terra ne ferisce.

Allora questa Luna ‘l vespro assale,
e più del ghiaccio or sen va alla riviera,
e un alito ne soffia, e un maëstrale;

e nell’ansia e crudele e tetra sera
tristemente risplende oscura e altèra.

Il Noce della Strega

A un noce si lamenta una congrega
che a un crocicchio si mòve in cupo manto,
e qui spietatamente v’è una strega.

Tra gli aridi fogliami emana un canto
che di strazio ne colma ‘l torvo verno,
e d’un lamento e d’un spasimo affranto.

Par che fora un latrato in tristo Inferno,
e che un lupo feroce al ciel ne gridi:
un regno della Morte, un duolo eterno.

Così gl’incanti vanno in sotto a’ nidi,
e tetri sono e fieri, e ansiosi e infìdi.

Un Corvo affamato

Un corvo a un campo ne cerca un granello,
e tra ‘l ghiaccio ne mòve l’orbo artiglio,
e pallido sen va al vicin ruscello.

Della fame ne corre ‘l gran periglio,
e indarno tra le paglie or raspa ‘l suolo,
e ‘l fa per tanto e a lungo, e quasi un miglio.

Ma alfine si distende a’ terra, e presso
la forma consumata d’un bel fiore
febbricitante grida; e tace adesso
chè scarno all’ale e in volto omai si muore.

La Furia del Vento invernale

Ferocemente ‘l vento a’ boschi vola,
e i gelidi carpin or piega e fere,
e ‘l ghiaccio che si forma ne consòla.

D’invisibili e triste e nivee cere
qui palpitando or nel volto ei si pinge,
e sempre ne serpeggia in queste sere.

Allor nell’insicuro e tenue cielo
un alito s’espande antico e mesto:
un perenne e fatale ed empio gelo
che nella nova Notte or fia funesto.

La Neve al Cimitero

La neve ne discende al sepolcreto,
e alle cripte s’infuria e pe’ gli avelli,
e ne ricopre ‘l vicino pineto;

e cantano innevati i mesti augelli
che vegliano alla Morte e agli ansi spettri,
e a’ compatiti marmi e cupi e belli.

Qui una croce si giace in neve scialba,
e ‘l sepolcro sen dorme in tanto argento;
e quando ne risplende in cielo l’alba
tra le fosse s’invola un freddo vento.

Morte invernale all’Orizzonte

Scialbo e tenue e febbrile l’orizzonte,
come una croce a un sepolcro dorato,
di Morte inebria un monte,
un valico del Fato.

La Notte si propaga, e la Natura
tra le nevi cosparse in ansie geme,
e qui funerea e oscura
perfin ne fia la speme.

Una Sinfonia d’Inverno

I cembali feroci e i tintinnii
de’i freddi violoncelli a’ nivei fiocchi
discendon pe’i pendii,
e n’han funerei gli occhi.

Così pell’aër freddo e in cielo e intorno
un clarinetto ombroso or grida al vento,
e a caccia strilla ‘l corno,
un piffero in tormento.

La Vanità nell’Inverno

Insipiente n’ammiri ‘l vil mistero,
e ‘l mesto e affranto senso, oh folle core!
Nel ciel notturno e nero
v’è solo ‘l reo dolore.

Pur non guardar per questo or più lontano,
ne volgere ne devi un vago addio.
Senti che ‘l sogno è vano,
ma sappi che v’è Iddio!


Massimiliano Zaino di Lavezzaro



Venerdì IX, Sabato X Gennaio AD MMXV

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