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mercoledì 4 luglio 2018

Idillio di un Riposo dell'Estate

Lenta riposa l'Estate, riposa
la Tempesta che sento tra le sabbie
d'una spiaggia, riposa la mitezza
del venticello estivo che si stenta
a soffiare, riposa il mio ruggente
cuore di pietra che del Sole urlante
brïosamente si beffa dall'alba,
roseo adamante, al fuoco del Crepùscolo;
riposa la Natura che ora attende
sotto i miei occhi il biondeggiàr delle spighe
d'oro, e le fermentate e dolci posse
dell'uve di montagna che pe' i tini
inclìnano i bei Sogni spumeggianti...
riposa il ruscelletto che mi bagna
i piedi sopra le impronte volanti
degli aïroni che gràcchiano ai rami
de' i càrpini degli stagni, riposa
l'ametìsta degli ìris per le ripe
arse dal giorno, riposa la tifa
che quando ero piccìn con la mia mamma
andavo a cògliere ivi allegramente
chiamàndola la "Rompi-testa"... e dorme,
riposa la stradìna campagnola
che le cascine lambisce e l'Agogna
con i suoi boschi ombreggianti ove ieri
ho scorsa una fuggente volpe e i suoi
denti... riposa la piova di sera
che invano annera le nubi, riposa
il ciliegio spogliato de' i suoi frutti
di rosso sangue... riposa ansimando
il noce delle Streghe e delle Villi
che si prepara al suo trionfante Autunno
quando a mille garèggiano per prèndergli
i suoi legnosi stami, buoni avvolti
in miele di castagno e dianzi a un'Ebe
che sa versare il vinello migliore...
riposa il mio nocciuòlo che rinasce
a stento dopo un anno di penuria,
ripòsan l'ànatra e i suoi bei pulcini
che natanti trascòrrono i meriggi
soleggianti, riposa il mormorìo
delle ròndini in festa e il cinguettàr
de' i pettirossi solitari, e il vacuo
che dal ramo si estende in giù, al torrente,
che il martìn-pescatore ne fia sòlito
usare per lanciarsi in vêr la preda
a divoràrla tutta, ahi vòl crudele!....
ripòsano ricovèrti di fiori
e d'erbe e di ghirlande naturali
quei che sovente io sogno i campi bruti
delle battaglie antiche nell'attesa,
forse, che giunga un nuovo Àttila, un nuovo
Vàndalo a farmi assaggiare i suoi bruschi
vini di Vita nella blasfemìa
d'un inno sacro a Wòtan, nella prece
cristiana e pia a una Madonna di pieve....
Riposa la cappelletta campestre
in sul crocicchio lìbero dal guardo
della pece funesta de' i catrami
arditi, e lì riposa al mio occhio trèmulo
una dipinta Croce con le rose
secche dei vecchi fedeli defunti....
Riposa ovunque l'Eterno, la Vita,
il Cosmo sì selvaggio con le stelle
selvàtiche che si divèrton molto
a nàscere e a morire e poi a iscoppiàr...
fors'anche Iddio dell'Estate si giova
a posare le guance sul cuscino
caldo del Sole, disgustato ancora
da questa schiatta nostra indemoniata...
riposa il Tutto, l'Infinito... il mare.
Ma solo il mio riposo è fatto tale
per cui è interrotto da ansie inavveràbili
che chiamo Sogni... e tai Sogni mi tormèntano:
sono come gli stormi di zanzare
che pungendo una vena che è ferita
danno un po' di sollievo, anche se il sangue
che pòrtano via con sè non c'è più.

Albert Bierstadt, Un Bosco, Hudson-River School, Seconda Metà del XIX Secolo


Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, in Dì di Mercoledì IV Luglio dell'Anno del Signore Iddio Gesù Cristo, di Grazia, di Fede e di Pace AD MMXVIII.