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sabato 23 luglio 2016

In Ode di una Tempesta del Deserto di una Sera di Festa

E solamente avrò io l’ermo, o sera,
io! romìto nel più lontàn fior dei Sogni,
quasi privo di Vita e di gioia,
dove il pianto sol caro mi è.

E solamente sarò io un’ombra terrea
della mèn scialba Luna, quando il dì
tramonterà funèreo nella Notte,
come un teschio nel suo sepolcro,
nella sua Morte.

E mentre - fuori - là, sàbato attende
le danze e le fanciulle, e i fiòr, gli sguardi
sotto la barcaròla di codesta
argentea Luna, e mentre
le vie ùrlano e rumorèggiano a festa,
tra i ventàgli dischiusi, e i brìndis lieti,
e liete màschere,
io condannato a non- vìvere, a non-
senso, io! qui orbando in gola una preghiera,
giacio allo scrittoio dei mie tormenti
e delle angosce dell’Ànima proba,
forse invidioso dei sorrisi altrui,
di quanti vèdon gaudi nell’andàr
dell’Esistenza… o forse vacuo e insano;
e qui, pensando, grido…
‘ve so che presto mi attende un abbraccio
di un vòrtice di pietra, ombra di un bacio
di tempestosa vetta di montagna.
Non è altro che il mio cuor! 
E niente cambierà, quando io farò
da lì ritorno.


Massimiliano Zaino di Lavezzaro

Philip Richard Morris, Il Mietitore e i Fiori, Romanticismo vittoriano inglese, Seconda Metà del Secolo XIX



In Dì di Sabato XXIII Luglio dell’Anno del Signore Iddio Gesù Cristo, di Grazia e di Divina Misericordia AD MMXVI