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martedì 12 dicembre 2017

Un Sonetto alla perduta Gioventù

Erano gli occhi suoi a' fredda onda tanto
profondi; e lì mi rapìano costòr.
Qui mi toglièano, infatti, il sonno; e un canto
urlò lor sguardo - angèlico - e d'Amòr.

Non mai sembiante sì bello d'incanto
all'onde apparve mie, e del sangue, al cuòr.
Ma tacendo e sognando per cui avvampo,
avvenne che ella svanì, e fu vapòr.

Così m'è fiele il sognàr la perduta
età, che in sotto a' la Luna piena
più che ombra  ivi m'attende a stàr insieme;

e l'Anima mi duole, e si fa muta,
mentre mi palpita or di vena in vena
lei che scrèpita, l'ultima mia speme.



Massimiliano Zaino di Lavezzaro, Mia Registrata, in Dì di Giovedì XXX del Mese di Novembre dell'Anno del Signore Iddio Gesù Cristo, di Grazia e di Fede AD MMXVII. Rivista e corretta in Dì di Martedì XII del Mese di Dicembre dell'Anno del Signore Iddio Gesù Cristo, di Grazia e di Fede AD MMXVII.