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sabato 13 agosto 2016

L'Abete solitario

Come uno schèletro in Alpe lontana,
e tra le nere pietre e scialbe fonti,
e trasparenti onde di dèbil ghiacci,
come un teschio di pàllido Titàno -
ei! il tracotante uomo di Riesenheim
a Wòtan un dì avverso - e
tremolante alle nubi e spoglio e ignudo
giace l’abète solitario e lùgubre,
ei, che è miseramente consacrato
ai nascosti misteri della Notte,
con i suoi lunghi rami, braccia irsute
che ghermìscono l’àëre dei vespri
e le lanterne selvàtiche e argentee
della Dea-Luna,
e con i suoi occhi di legno funèreo
che tanti… e tanti scrùtano pur lungi,
vecchie cortecce non altro che buone
per i falò e per i Sàbbath ferini
delle vegliarde Streghe del Nord. Qui
a queste assenti foglie,
le Norne quando vièn la sera bruna
spettrali sòrgono, e vàn… vanno a tèssere
su ogni arboscello l’arcano Destino
che Erda ha segnato alle sue vane proli,
dove quel che è finisce,
e anche l’alba tramonta,
in ripetuti istanti di sepolcri
e di culle piangenti, e di stagioni,
scorre la Vita, trascorre la Morte,
‘ve il Nulla si ripete ricambiàndosi
le molte màschere;
e così tutto la Notte ha sepolto
in questi suoi vòrtici….
Non rimane che un àlbero. 
No! Non interrogàrlo, oh pellegrino!
Muto mai ti dirà i suoi vaticini,
e il tuo avvenire, e quanta tela di un
ragno han tessuto le tre Figlie di Erda
per la lunghezza del tuo respìr d’uomo,
e per il Sole dei tuoi ignoti giorni,
e per la Luna delle Notti insonni,
per dare tempo ai sassi di scavàrti
la fossa estrema.
Sappi che c’è, e che vorace ti attende, e
con lui, è un bacio di Dio!


Massimiliano Zaino di Lavezzaro

A. A. Mills, Un Uomo nella Foresta, Romanticismo statunitense, Seconda Metà del Secolo XIX



In Dì di Sabato XIII Agosto dell’Anno del Signore Iddio Gesù Cristo, di Grazia e di Divina Misericordia AD MMXVI